Il 64% del Nordest accetta la pratica della dolce morte

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"Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. (…)morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita". Questo è un breve passo della lunga lettera che quattro anni fa Piergiorgio Welby scrisse al Presidente della Repubblica per chiedere di morire senza soffrire. L’Osservatorio sul Nord Est, curato da Demos per Il Gazzettino, torna oggi su una tra le più controverse (e irrisolte) questioni degli ultimi anni: i singoli individui hanno il diritto di chiedere alla medicina di rendere meno dolorosa la morte? O di fissare un proprio limite, oltre il quale la scienza si deve fermare? Il 64% dei nordestini, oggi, ritiene accettabile la “dolce morte” quando un malato incurabile soffre troppo.
La settimana scorsa, Papa Benedetto XVI, intervenendo alla 25esima Conferenza internazionale del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, ha avuto dure parole contro l’eutanasia. Pochi giorni dopo, una circolare firmata da 3 ministri – Maroni, Sacconi e Fazio – ha messo fuori legge i registri comunali, presenti in oltre 70 municipi, che raccoglievano le dichiarazioni personali volontarie relative alla propria fine-vita. L’argomento, quindi, appare di straordinaria attualità. Del resto, sono anni che in Italia si dibatte intorno alla questione senza trovare una soluzione.
L’opinione pubblica del Nord Est, oggi, si schiera in larga maggioranza dalla parte della libertà di scelta. Circa il 64% degli intervistati, infatti, si è dichiarato moltissimo o molto d’accordo con l’affermazione "Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede". Il dato è sostanzialmente stabile dal 2007: le oscillazioni che possiamo osservare, infatti, non sembrano mettere in discussione l’ampiezza del consenso.
Nonostante la posizione della Chiesa in merito sia molto dura (ricordiamo, oltre alle parole, i fatti: nel 2006, a Piergiorgio Welby fu negato il funerale con rito cattolico), è interessante notare come il 46% dei praticanti assidui sostenga la possibilità di scegliere la “dolce morte”, anche se, ovviamente, sono i praticanti salutari (71%) e ancor più i non praticanti (79%) i settori maggiormente favorevoli.
Guardando alle diverse età dei rispondenti possiamo trovare altri spunti importanti. La quota di consensi è stabilmente superiore al 60% in tutte le classi considerate, con l’importante eccezione costituita da coloro che hanno oltre 65 anni: in questo caso, l’accordo con l’affermazione proposta si ferma al 49%. Al contrario, il sostegno maggiore arriva dai giovani: quasi tre under-35 su quattro, infatti, sostengono la volontà di autodeterminazione dei singoli individui, ma anche tra coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni la percentuale arriva al 69%.
Lo sguardo politico, infine, mostra una straordinaria trasversalità degli elettorati in proposito. I simpatizzanti del Movimento 5 Stelle sono i maggiori sostenitori dell’eutanasia (83%). In loro compagnia, però, troviamo elettori del Partito Democratico (75%) e di Futuro e Libertà per l’Italia (78%), oltre a quanti sono vicini all’ Italia dei Valori (73%) e alla Lega Nord (75%).